400 YEARS FROM THE DEATH OF MATTEO RICCI: A GREAT SCHOLAR FROM MACERATA

(News & Topics)

Tuesday 25 May 2010, by Maria Luisa VIOLINI

11 May 2010 is an important date for Macerata which celebrates one of its most famous scholars: Matteo Ricci. He was born in Macerata in 1552 from a noble family.Quite early he was attracted by the ideals of the Company of Jesus and he decided to become a priest and join the order. He reached China and brought Christianity there. He met the Emperour and managed to spread the culture of friendship. He used to say: "A world without friendship is a world without joy."

400 ANNI DALLA MORTE DI MATTEO RICCI: UN GRANDE MACERATESE

Macerata, il nostro Paese, la Cina ed il mondo stanno celebrando il 400° anniversario della morte di Matteo Ricci, che cade nel 2010 ed esattamente l’11 maggio. Matteo Ricci è nato a Macerata nel 1552 da una famiglia nobile, comunque il padre era lo speziale della città. Cominciò gli studi presso i Gesuiti della sua Città, ma poi fu inviato a studiare a Roma dal padre, che riponeva una grande fiducia in quel figlio così volenteroso ed intelligente. Ma ben presto il giovane Matteo fu attratto dagli ideali della Compagnia di Gesù e dalla vita che conducevano i Gesuiti ed in particolar modo fu affascinato dalle loro attività missionarie, tanto da richiedere di entrare nell’Ordine e farsi sacerdote. Questa decisione di Matteo all’inizio fece andare su tutte le furie il padre, che però poi, essendo un uomo intelligente, non si mise di traverso alla scelta del figlio. Matteo. Lui dopo pochi anni dopo partì per l’India e per la Cina, dove morì alla Corte imperiale non facendo più ritorno in Italia.

A Roma, comunque, Matteo si era dedicato con grandi risultati allo studio della matematica, dell’astronomia, della geografia e della cosmologie, materie che gli saranno di grande utilità per vincere la diffidenza dei cinesi e la loro tradizionale “paura per lo straniero”, da cui erano sicuri non avrebbero potuto mai imparare nulla di nuovo. Nel 1578 Ricci salpò da Lisbona ed arrivò a Goa, in India, e poi nel 1582 raggiunse la Cina, che inizialmente non era la sua meta. Qui incontrò grandissime resistenze per arrivare a Pechino e contattare le maggiori personalità della Cina fino all’Imperatore, cosa che riteneva essenziale. Infatti Ricci era convinto che per avviare un reale processo di conversione non bisognasse tanto convincere le persone più umili, magari aiutandole nei loro bisogni materiali, quanto personalità autorevoli, con l’aiuto dei quali allargare poi le conversioni. Per far questo Ricci chiese alla Chiesa romana di potersi vestire come un Bonzo cinese e di poter “farsi cinese”, così da vincere la proverbiale diffidenza di quel popolo e dei suoi capi. Inoltre Ricci nel difficilissimo viaggio di avvicinamento a Pechino e al cuore dell’Impero, non pensò mai che le “diversità” civili, culturali e perfino religiose fossero un elemento negativo, anzi con grande modernità di pensiero vide quelle diversità come una ricchezza. Solo nel gennaio del 1601, assieme al suo amico sacerdote Ruggeri, Ricci riuscirà a raggiungere Pechino e a parlare con lo stesso Imperatore. Frattanto aveva conosciuto molti dignitari cinesi ed aveva fondato chiese cattoliche in varie città dove era passato. A Pechino Ricci fondò una Confraternita e iniziò i lavori della prima Chiesa pubblica a Pechino. Poteva pregare e dire la Messa in pubblico, grazie alla grande fiducia e stima che si era guadagnato presso i dignitari cinesi ed anche degli Imperatori che aveva conosciuto e frequentato. Quando morì, nel 2010, quando la Chiesa a Pechino non era ancora completata fu sepolto nel giardino di Shal a Pechino, primo straniero europeo non diplomatico ad essere sepolto in Cina, dove fu considerato, con il nome di Li Ma Tou, il vero ambasciatore del vecchio continente in Cina.

Cinque possono essere considerati i temi fondamentali nell’esperienza storica di Ricci in Cina: la cura o carità verso tutti i popoli del mondo; vincere la diffidenza e la paura dei cinesi nei confronti dello straniero; il sogno di poter comunicare con libertà il cristianesimo alla nazione cinese; il patrimonio di conoscenze universali trasmesso alla Cina; il vincolo particolare di amicizia stretto con i letterati confuciani e con il popolo cinese. E l’amicizia nel senso di vicinanza, rispetto, ospitalità, accoglienza, cura è il tema centrale del pensiero e dell’opera di Ricci, che parlando dell’amicizia così si esprime:

“L’amico è la ricchezza del povero, la forza del debole, la medicina del malato.” “Un mondo senza amici sarebbe come un cielo senza sole o un corpo senza occhi.” “Se nel mondo non vi fosse amicizia, non vi sarebbe gioia.”

Dopo 400 anni dalla sua morte si stanno celebrando il pensiero e l’opera di questo grande maceratese. Già è stata allestita una Mostra al Braccio di Carlo Magno in Vaticano ed un’altra ne è stata allestita in Cina che viaggerà tra Shangai, Nanchino e Pechino. A Ricci l’Orchestra Regionale delle Marche ha dedicato un grande concerto con musiche di Emanuele Cella e testi di Matteo Ricci scelti ed adattati da Filippo Mignini, uno dei più importanti studiosi di Ricci. Numerosi saranno i Convegni in Italia, in Cina ed in altri Paesi del Mondo. Ed inoltre sono state tradotte e pubblicate per la prima volta tutte le opere che Ricci scrisse in cinese.

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