I CANTI POPOLARI ITALIANI: CONSIDERAZIONI GENERALI

(Liceo Linguistico, sez. staccata Liceo Classico “G. Leopardi”)

Wednesday 19 May 2010, by Maria Luisa VIOLINI

versione inglese

I canti popolari di una nazione sono lo specchio della sua anima. Ogni popolo ha il suo modo di cantare, i suoi ritmi e i suoi strumenti. Le differenze tra la musica di un popolo e quella di un altro hanno infatti molto da insegnarci sulla loro mentalità, mentre le somiglianze ci dicono che i due sono vicini culturalmente. Questo vale anche per la musica popolare italiana: ogni regione italiana conserva infatti tradizioni musicali uniche, spesso molto diverse dalle altre. Bisogna inoltre precisare che, oggigiorno, in Italia come nel resto del mondo, i canti popolari sono un patrimonio culturale che rischia di essere perso, perché risulta in generale estremamente difficile mantenere viva, soprattutto tra le nuove generazioni, quella tradizione orale su cui il canto popolare è basato. Un tempo, infatti, la gente cantava insieme lavorando nei campi e riunendosi di sera in feste sull’aia. In questo modo tutti imparavano lo stesso repertorio di canti direttamente dai propri genitori e le melodie popolari si tramandavano attraverso i secoli. Il testo poteva poi essere modificato dalla collettività utilizzando o variando frammenti di melodie note a tutti. Anche i balli popolari si tramandavano per imitazione diretta da una generazione all’altra: i giovani imparavano i passi e i movimenti coreografici dagli anziani. Nei balli popolari italiani la gente si prendeva spesso per mano in lunghe catene oppure in circoli. Questo modo di ballare e di fare musica insieme favoriva naturalmente la socializzazione, al contrario di quello che avviene oggi nelle discoteche, dove ognuno tende invece a muoversi per conto proprio, non cercando il dialogo ma un modo più immediato per stare insieme. Un’ultima considerazione va fatta in riferimento alla lingua utilizzata nella musica popolare, vale a dire il dialetto. Ogni regione italiana ha il suo dialetto, e ogni paese conosce, all’interno della regione, varianti notevoli rispetto al ceppo di appartenenza. La storia d’Italia potrebbe essere benissimo raccontata dalle canzoni in dialetto delle varie regioni: oggi la Tv ha omologato tutto, musica e linguaggio, ma un tempo era invece con il dialetto che si esprimevano con orgoglio le proprie radici territoriali e culturali. Anche se il dialetto è guardato spesso con diffidenza, negli ultimi anni, nonostante tutto, la musica dialettale in Italia è tornata ad essere molto vitale: giovani napoletani o ragazzi provenienti dalle zone più difficili di Palermo, come ricorda anche il giornalista Eugenio Arcidiacono, preferiscono oggi usare il dialetto per sfogare musicalmente le loro emozioni e comunicare il desiderio di una vita migliore, creando così un nuovo stile di musica, a metà tra la musica tradizionale e le tendenze più in voga della popular music, vale a dire rock, hip hop e reggae . Giovanna Marini e Teresa De Sio sono due musiciste italiane che pure difendono con forza, dall’alto della loro esperienza, la tradizione della musica dialettale nella convinzione che essa, se non viene brandita come un’arma per dire “io sono diverso da te”, può essere uno straordinario ponte fra generazioni diverse, uno strumento di scambio e di arricchimento reciproco.

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