La scienza che studia le tradizioni musicali trasmesse oralmente, cioè le musiche folk e quelle dei cosiddetti popoli “primitivi”, si chiama etnomusicologia; essa non studia solo i suoni, ma anche i comportamenti necessari a produrli. L’etnomusicologia ha contribuito anche a chiarire alcuni problemi riguardanti le origini stesse della musica: è impossibile, infatti, che un fenomeno complesso come la musica abbia potuto avere una sola, unica radice e che la polifonia sia nata esclusivamente in Europa. L’etnomusicologia si è poi anche chiesta se possano esistere dei “caratteri universali” del far musica, cioè elementi musicali generali condivisi da tutta la specie umana. La risposta è che effettivamente esistono dei caratteri quasi universali riscontrabili in numerosissime culture o gruppi etnici. L’etnomusicologia nacque verso la fine dell’Ottocento in Germania; in Italia le ricerche sulla musica popolare cominciarono, invece, piuttosto tardi, tra il 1930 e il 1940. Il patrimonio della musica folclorica italiana, ricchissimo e diverso da regione a regione, era stato infati fino ad allora sempre trascurato, perché espressione delle classi sociali più povere (contadini e braccianti), ritenute snobisticamente “inferiori” e poco degne di considerazione. La musica popolare della nostra regione, le Marche , è stata studiata e valorizzata solo a partire dagli anni Trenta, grazie a musicisti come Adriano Ariani, che tentò per la prima volta di raccogliere tutti i canti marchigiani, partecipando poi anche al Raduno Nazionale del Canto Corale della Danza del Popolo Italiano, e Giulio Fara, docente al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, che pubblicò due studi sull’etnofonia marchigiana. Il 1939 fu l’annus mirabilis per la letteratura musicale popolare della nostra regione, perché furono molti i musicisti che andarono alla ricerca di questi canti, creando nuove riviste e pubblicando studi e raccolte. Tra questi ricordiamo Lepanto De Angelis, Giovanni Ginobili,Oreste Liviabella, Mariano Silvestri, Ottorino Svampa. In quegli anni si assistette anche ad una massiccia divulgazione del canto popolare grazie all’organizzazione di concorsi riservati alla poesia e alla canzone marchigiana e alla nascita di gruppi corali folcloristici quasi in ogni paese, come quelli di Apiro, Castelraimondo e Sarnano, che esistono ancora oggi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale fu in particolare un ente di Macerata, l’ENAL, a riprendere le manifestazioni della musica popolare marchigiana. Anche se oggi il canto popolare marchigiano non è più trascurato come un tempo e numerose sono le manifestazioni musicali ad esso dedicate, gli studi specialistici e le pubblicazioni musicologiche sull’argomento continuano ad essere poche e abbastanza datate.
